Dal nostro inviato, Oscar Salvador
L’Uttar Pradesh è uno dei 28 stati che attualmente, insieme a 6 Territori e alla Capitale Delhi, formano l’Unione Indiana.
Con una superficie di circa 243 mila km² (poco meno dei circa 300 mila dell’Italia) è il quinto stato indiano per dimensioni, mentre con circa 200 milioni di abitanti (al censimento del 2011) è di gran lunga lo stato più popoloso, tanto che se fosse considerato una nazione a sé, sarebbe tra le prime dieci al Mondo col maggior numero di abitanti.
Visti questi semplici ma significativi dati, è facile intuire la notevole importanza dell’Uttar Pradesh all’interno dell’Unione.
Geograficamente si trova al centro della zona settentrionale dell’India (il nome stesso vuol dire appunto Stato-Pradesh, del Nord-Uttar), quindi confina con il Nepal, mentre nella zona meridionale scorre il grande fiume Gange.
Pur occupando gran parte della fertile pianura gangetica, a causa del clima estremo e dei monsoni erratici, non riesce però a sfruttare a pieno questa sua posizione, e risulta essere uno degli stati indiani più arretrati e col maggior numero di persone sotto alla soglia di povertà.
Questo chiaramente non è dovuto solo al clima e alla posizione geografica, ma anche alla pessima politica seguita da sempre dai vari governi, sia centrali che locali.
Appena dopo la partizione col Pakistan, l’Uttar Pradesh fu governato a lungo dal Partito del Congresso, che lo considerava la propria roccaforte grazie anche al fatto che la Famiglia Nehru fosse di Allahabad, città che si trova appunto in U.P., e da uno dei rari primati positivi dello Stato, cioè l’aver dato i natali a ben 8 dei 14 Primi Ministri indiani.
La più o meno costante egemonia del Congresso, e il conseguente lassismo, furono interrotti definitivamente verso la fine degli anni ‘80 quando il Congresso iniziò a perdere le preferenze a favore del partito hindu (BJP) e di partiti regionali (SP e BSP), che sembrano essere più vicini alle esigenze della popolazione.
In particolare questi partiti si schierano platealmente contro la corruzione e a favore delle classi disagiate, i dalit, che in Uttar Pradesh formano una percentuale notevole della popolazione, ma a livello pratico i miglioramenti per le persone povere avvengono più che attraverso sforzi mirati, semplicemente per inerzia.
Negli ultimi cinque anni (fino a primi mesi del 2012) il potere è stato detenuto dal Bahujan Samaj Party, con a capo la leader indiscussa Mayawati, nota per aver fatto erigere numerose statue di leader dei dalit (tra cui molte di lei stessa), nonché per altre notevoli cadute di stile, come il farsi fotografare durante un raduno del Partito, con al collo una gigantesca ghirlanda di banconote da 1.000 rupie dal valore stratosferico.
Oltre al cattivo gusto, la cosa ha fatto discutere anche perché si presume che gran parte di quel denaro, come quello per le varie campagne elettorali, sia di provenienza alquanto sospetta, considerando che lo stato è noto per ospitare numerose e attive organizzazioni di stampo mafioso.
E seppur lo sforzo di “ripulire” la politica sia sempre sull’agenda dei Partiti, il Governo dell’Uttar Pradesh è sempre tra i primi come numero di parlamentari con precedenti penali.
Le recenti elezioni hanno per fortuna decretato la fine del Governo Mayawati, e la vittoria del Samajwadi Party, che fu già al potere, con scarso successo, tra il 2003 e il 2007 con il Capo del Partito Mulayam Singh Yadav, e che ora vede al comando il figlio 38enne Akhilesh Yadav.
Il BJP e il Congresso non sono riusciti a contrastare il popolismo della famiglia Yadav, nonostante il Congresso abbia schierato addirittura Rahul Gandhi nella campagna elettorale, nel tentativo di riconquistare questo stato così importante nella politica del paese.
I primi passi del giovane Akhilesh Yadav sembrano comunque incoraggianti, visto che come primo provvedimento, e come esempio da seguire anche per gli altri componenti del suo gabinetto, ha subito reso pubblici i suoi averi, pubblicando la propria dichiarazione dei redditi, che in India viene vista come una notevole prova di trasparenza.
Ancora più apprezzata è stata la mossa di tagliare alcuni costi inutili, partendo dalle vetture a sua disposizione, riducendole da 40 a 8, come anche quelle che accompagnano i suoi spostamenti.
Questo fa ben sperare visto che un governo serio sarebbe particolarmente ben gradito: l’India inizia ad avere un’economia piuttosto forte e sarebbe ora che i vantaggi arrivassero un po’ a tutti.
Anche l’aumento dell’alfabetizzazione, passata secondo il censimento del 2011 dal 64% del 2001 al 74% attuale, si spera possa aiutare a migliorare le condizioni di vita, soprattutto a porre un limite alla continua crescita della già numerosissima popolazione.
Venendo invece a un aspetto positivo e caratteristico dell’Uttar Pradesh, bisogna citare la presenza di numerosi luoghi sacri, grazie al fiume Gange, ma non solo.
Come nota “turistica” bisogna anche ricordare come la città di Agra, sebbene storicamente e artisticamente sia legata di più all’area di Delhi e del Rajasthan, faccia parte dell’Uttar Pradesh, che quindi può vantare di ospitare il meraviglioso Taj Mahal.
Sempre nei pressi di Agra, sulle sponde del fiume Yamuna, si trova un piccolo paesino sacro dal nome Bhateshwar, dove oltre a suggestivi templi, ghat e un’area per le cremazioni affacciati sul fiume, legate quindi alla tradizione induista, nelle colline circostanti ospita un interessante complesso di templi della religione Jaina.
Proseguendo il percorso dello Yamuna, poco oltre è situata una zona molto sacra in quanto ha visto i natali e molte delle eroiche gesta del dio Krishna; Mathura e Vrindavan sono sicuramente i luoghi più importanti e conosciuti, ma sparsi nella campagna circostante se ne trovano numerosi altri.
Grossomodo al centro dell’Uttar Pradesh, si trova la città di Allahabad, importante città induista grazie ad almeno due caratteristiche: la prima è che qui si incontrano i due fiumi più sacri dell’India, il già citato Yamuna e il Gange, e quindi Allahabad risulta essere la città più propizia per i rituali legati alle abluzioni sacre.
La seconda caratteristica è che ad Allahabad è caduta una delle 4 gocce di ambrosia dalla giara miracolosa, durante la lotta per impossessarsene tra gli Dei e i Demoni.
Grazie a questo la città ospita i famosi Kumbh Mela, di cui i più importanti si chiamano Ardh Kumbh Mela e Maha Kumbh Mela, che richiamano un numero talmente elevato di devoti, che sono considerati i raduni umani più grandi del pianeta: secondo stime attendibili, durante l’ultimo Kumbh Mela pare che nell’arco del mese di festa, abbiano visitato la città circa 30 milioni di persone.
Ad Allahabad quindi lo Yamuna si fonde nel Gange, e dopo circa 100 chilometri troviamo la sacrissima cittadina di Vindhyachal, dedicata alla dea Kali.
Infine, giungendo nella zona più orientale dell’Uttar Pradesh, si arriva a Benares, la città sacra per eccellenza e culla della cultura induista del nord dell’India.
Per quanto riguarda altre religioni, molto forte è anche la relazione con la tradizione buddista.
L’Uttar Pradesh infatti può vantare di ospitare ben 2 dei 4 luoghi sacri della vita del Buddha e gli altri non sono molto lontani: Lumbini, il luogo dove nacque, si trova in Nepal, ma in linea d’aria a pochi chilometri dal confine con l’Uttar Pradesh; Bodhgaya, il luogo dove il Buddha si illuminò, si trova nel vicino stato del Bihar, comunque a meno di 300 chilometri dal confine con l’U.P.; il villaggio di Sarnath, il luogo dove il Buddha ha tenuto il primo sermone dopo l’illuminazione, è situato nelle vicinanze di Benares; infine Kushinagar, il luogo dove Buddha morì, è collocato più o meno a metà strada tra Benares e il confine con il Nepal.
Sempre in questa zona, si trova un altro importantissimo centro di culto induista, la città di Ayodhya, dove pare sia nato il dio Rama e che purtroppo rappresenta uno dei luoghi più tormentati dell’India a causa della famosa contesa della Moschea Babri Majid, demolita da fondamentalisti indù nel 1992.
Molto forte è anche il retaggio della città con i 24 tirthankar (“profeti”) della religione jaina, visto che ben 4 sono nati ad Ayodhya.
Per completare la panoramica delle città, evidenziando la ricchezza culturale di quest’interessante area dell’India, la capitale dell’Uttar Pradesh è Lucknow, una grande città dal ricco passato e appartenuta a lungo ad una potente famiglia di Nababbi.
Il retaggio culturale mussulmano di Lucknow è quindi evidente, sia in alcuni originali e pregevoli edifici; sia nella lingua, un urdu particolarmente elegante; infine nella cucina, considerata una delle migliori, in India, per quanto riguarda ricchi piatti di carne e kebab.
Con una superficie di circa 243 mila km² (poco meno dei circa 300 mila dell’Italia) è il quinto stato indiano per dimensioni, mentre con circa 200 milioni di abitanti (al censimento del 2011) è di gran lunga lo stato più popoloso, tanto che se fosse considerato una nazione a sé, sarebbe tra le prime dieci al Mondo col maggior numero di abitanti.
Visti questi semplici ma significativi dati, è facile intuire la notevole importanza dell’Uttar Pradesh all’interno dell’Unione.
Geograficamente si trova al centro della zona settentrionale dell’India (il nome stesso vuol dire appunto Stato-Pradesh, del Nord-Uttar), quindi confina con il Nepal, mentre nella zona meridionale scorre il grande fiume Gange.
Pur occupando gran parte della fertile pianura gangetica, a causa del clima estremo e dei monsoni erratici, non riesce però a sfruttare a pieno questa sua posizione, e risulta essere uno degli stati indiani più arretrati e col maggior numero di persone sotto alla soglia di povertà.
Questo chiaramente non è dovuto solo al clima e alla posizione geografica, ma anche alla pessima politica seguita da sempre dai vari governi, sia centrali che locali.
Appena dopo la partizione col Pakistan, l’Uttar Pradesh fu governato a lungo dal Partito del Congresso, che lo considerava la propria roccaforte grazie anche al fatto che la Famiglia Nehru fosse di Allahabad, città che si trova appunto in U.P., e da uno dei rari primati positivi dello Stato, cioè l’aver dato i natali a ben 8 dei 14 Primi Ministri indiani.
La più o meno costante egemonia del Congresso, e il conseguente lassismo, furono interrotti definitivamente verso la fine degli anni ‘80 quando il Congresso iniziò a perdere le preferenze a favore del partito hindu (BJP) e di partiti regionali (SP e BSP), che sembrano essere più vicini alle esigenze della popolazione.
In particolare questi partiti si schierano platealmente contro la corruzione e a favore delle classi disagiate, i dalit, che in Uttar Pradesh formano una percentuale notevole della popolazione, ma a livello pratico i miglioramenti per le persone povere avvengono più che attraverso sforzi mirati, semplicemente per inerzia.
Negli ultimi cinque anni (fino a primi mesi del 2012) il potere è stato detenuto dal Bahujan Samaj Party, con a capo la leader indiscussa Mayawati, nota per aver fatto erigere numerose statue di leader dei dalit (tra cui molte di lei stessa), nonché per altre notevoli cadute di stile, come il farsi fotografare durante un raduno del Partito, con al collo una gigantesca ghirlanda di banconote da 1.000 rupie dal valore stratosferico.
Oltre al cattivo gusto, la cosa ha fatto discutere anche perché si presume che gran parte di quel denaro, come quello per le varie campagne elettorali, sia di provenienza alquanto sospetta, considerando che lo stato è noto per ospitare numerose e attive organizzazioni di stampo mafioso.
E seppur lo sforzo di “ripulire” la politica sia sempre sull’agenda dei Partiti, il Governo dell’Uttar Pradesh è sempre tra i primi come numero di parlamentari con precedenti penali.
Le recenti elezioni hanno per fortuna decretato la fine del Governo Mayawati, e la vittoria del Samajwadi Party, che fu già al potere, con scarso successo, tra il 2003 e il 2007 con il Capo del Partito Mulayam Singh Yadav, e che ora vede al comando il figlio 38enne Akhilesh Yadav.
Il BJP e il Congresso non sono riusciti a contrastare il popolismo della famiglia Yadav, nonostante il Congresso abbia schierato addirittura Rahul Gandhi nella campagna elettorale, nel tentativo di riconquistare questo stato così importante nella politica del paese.
I primi passi del giovane Akhilesh Yadav sembrano comunque incoraggianti, visto che come primo provvedimento, e come esempio da seguire anche per gli altri componenti del suo gabinetto, ha subito reso pubblici i suoi averi, pubblicando la propria dichiarazione dei redditi, che in India viene vista come una notevole prova di trasparenza.
Ancora più apprezzata è stata la mossa di tagliare alcuni costi inutili, partendo dalle vetture a sua disposizione, riducendole da 40 a 8, come anche quelle che accompagnano i suoi spostamenti.
Questo fa ben sperare visto che un governo serio sarebbe particolarmente ben gradito: l’India inizia ad avere un’economia piuttosto forte e sarebbe ora che i vantaggi arrivassero un po’ a tutti.
Anche l’aumento dell’alfabetizzazione, passata secondo il censimento del 2011 dal 64% del 2001 al 74% attuale, si spera possa aiutare a migliorare le condizioni di vita, soprattutto a porre un limite alla continua crescita della già numerosissima popolazione.
Venendo invece a un aspetto positivo e caratteristico dell’Uttar Pradesh, bisogna citare la presenza di numerosi luoghi sacri, grazie al fiume Gange, ma non solo.
Come nota “turistica” bisogna anche ricordare come la città di Agra, sebbene storicamente e artisticamente sia legata di più all’area di Delhi e del Rajasthan, faccia parte dell’Uttar Pradesh, che quindi può vantare di ospitare il meraviglioso Taj Mahal.
Sempre nei pressi di Agra, sulle sponde del fiume Yamuna, si trova un piccolo paesino sacro dal nome Bhateshwar, dove oltre a suggestivi templi, ghat e un’area per le cremazioni affacciati sul fiume, legate quindi alla tradizione induista, nelle colline circostanti ospita un interessante complesso di templi della religione Jaina.
Proseguendo il percorso dello Yamuna, poco oltre è situata una zona molto sacra in quanto ha visto i natali e molte delle eroiche gesta del dio Krishna; Mathura e Vrindavan sono sicuramente i luoghi più importanti e conosciuti, ma sparsi nella campagna circostante se ne trovano numerosi altri.
Grossomodo al centro dell’Uttar Pradesh, si trova la città di Allahabad, importante città induista grazie ad almeno due caratteristiche: la prima è che qui si incontrano i due fiumi più sacri dell’India, il già citato Yamuna e il Gange, e quindi Allahabad risulta essere la città più propizia per i rituali legati alle abluzioni sacre.
La seconda caratteristica è che ad Allahabad è caduta una delle 4 gocce di ambrosia dalla giara miracolosa, durante la lotta per impossessarsene tra gli Dei e i Demoni.
Grazie a questo la città ospita i famosi Kumbh Mela, di cui i più importanti si chiamano Ardh Kumbh Mela e Maha Kumbh Mela, che richiamano un numero talmente elevato di devoti, che sono considerati i raduni umani più grandi del pianeta: secondo stime attendibili, durante l’ultimo Kumbh Mela pare che nell’arco del mese di festa, abbiano visitato la città circa 30 milioni di persone.
Ad Allahabad quindi lo Yamuna si fonde nel Gange, e dopo circa 100 chilometri troviamo la sacrissima cittadina di Vindhyachal, dedicata alla dea Kali.
Infine, giungendo nella zona più orientale dell’Uttar Pradesh, si arriva a Benares, la città sacra per eccellenza e culla della cultura induista del nord dell’India.
Per quanto riguarda altre religioni, molto forte è anche la relazione con la tradizione buddista.
L’Uttar Pradesh infatti può vantare di ospitare ben 2 dei 4 luoghi sacri della vita del Buddha e gli altri non sono molto lontani: Lumbini, il luogo dove nacque, si trova in Nepal, ma in linea d’aria a pochi chilometri dal confine con l’Uttar Pradesh; Bodhgaya, il luogo dove il Buddha si illuminò, si trova nel vicino stato del Bihar, comunque a meno di 300 chilometri dal confine con l’U.P.; il villaggio di Sarnath, il luogo dove il Buddha ha tenuto il primo sermone dopo l’illuminazione, è situato nelle vicinanze di Benares; infine Kushinagar, il luogo dove Buddha morì, è collocato più o meno a metà strada tra Benares e il confine con il Nepal.
Sempre in questa zona, si trova un altro importantissimo centro di culto induista, la città di Ayodhya, dove pare sia nato il dio Rama e che purtroppo rappresenta uno dei luoghi più tormentati dell’India a causa della famosa contesa della Moschea Babri Majid, demolita da fondamentalisti indù nel 1992.
Molto forte è anche il retaggio della città con i 24 tirthankar (“profeti”) della religione jaina, visto che ben 4 sono nati ad Ayodhya.
Per completare la panoramica delle città, evidenziando la ricchezza culturale di quest’interessante area dell’India, la capitale dell’Uttar Pradesh è Lucknow, una grande città dal ricco passato e appartenuta a lungo ad una potente famiglia di Nababbi.
Il retaggio culturale mussulmano di Lucknow è quindi evidente, sia in alcuni originali e pregevoli edifici; sia nella lingua, un urdu particolarmente elegante; infine nella cucina, considerata una delle migliori, in India, per quanto riguarda ricchi piatti di carne e kebab.
